Il diario di una mamma (cinica) perbene. Ep.1
Ebbene sì, ho provato a reprimere i miei sentimenti, a combattere questa necessità impellente di digitare e cancellare, ri-formulare e ri-cancellare, e poi non ho resistito e ho l'ho fatto. Ho premuto INVIO. Nella chat di classe. Tema : Laboratorio d'inverno. Eh sì, pare che il laboratorio di Natale sia stato abolito, troppo poco inclusivo. A Roma. Nel 2022.
Ovvio, in un gruppo di sconosciuti accomunati solo dalla condivisione degli spazi scolastici ( o sportivi) siamo appunto 'sconosciuti', e non possiamo pretendere che l'intonazione e l'intendimento con cui scriviamo una frase possa essere compresa nella sua interezza. Certo è che a volte mi chiedo, e poi mi spiego anche, come sia possibile che noi genitori a volte possiamo essere davvero cosi idioti. L'estrema gioia con cui alcuni genitori attendano un'ora seduti su delle sedie microscopiche, con le gambe strizzate altezza mento, le mani piene di colla e porporina, tentando di dare una forma a dei materiali, assemblandoli ispirandosi a IronMan per ottenere invece una specie di Picasso contemporanea, continua a stupirmi.
Deduco che sia l'unico momento di creatività trascorso con la propria progenie. Un po' come l'ella fu Maria Montessori che educava i figli altrui mentre il suo era in collegio. Insomma quanto è vera questa gioiosa attesa? Leggo tanti : che bello, potremo fare dei bellissimi lavoretti, useremo la nostra creatività, che begli spunti ci ha inviato la maestra!
Non ce la faccio, Forse sono neo-genitori, forse non sanno cosa significhi creare arte con dei bambini di 5 anni, o forse i loro figli sono dei soprammobili, a casa, quelli che quando ti chiamano tu rispondi con calma yogina ' si amore, dimmi?' e ti chiedono le molliche di pane sul piatto davanti a loro, mentre tu sei a stendere la 3 lavatrice in un giorno.
Come al solito ho divagato. Insomma riflettevo sulla comunicazione scritta tra sconosciuti che non permette di essere se stessi e affermare ciò che si pensa. Forse ricordiamo quella frase "prima pensa poi parla perché parole poco pensate portano pena" di Novantina memoria. Ecco se parli prima di pensare nelle chat porti pena. Ma solo a te stess*, perché tanto nessuno dall'altro lato comprende il tuo intento. Insomma, se si legge una calla bisogna abbozzare, contare fino a 20 se fino a 10 non basta and let it go.
Ovvio che io non imparo dai miei errori. Continuo imperterrita ad ergermi paladina dell'Ironia e della Comicità, uniche amiche in questo ruolo, a volte infausto, di componente di chat genitoriale. Ora quando leggo i messaggi provo a riflettere sul senso del mondo, sulla spinta primordiale che ci spinge a tentare approcci tra adulti sconosciuti per strappare una risata.
Non ho ancora una risposta.
Nella prossima puntata : tipologie di genitori nelle chat.
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