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Bene.

Un mese e mezzo. Già.

Posso finalmente depennare tante cosa dalla to do’s list.

Tornata al lavoro dopo tanti tanti giorni di ferie, sono giunta alla conclusione che ogni contratto di lavoro dovrebbe avere la voce congedo pre-matrimoniale subito prima della voce congedo matrimoniale. Voglio dire, grazie per i 15 giorni per il viaggio di nozze dall’altra parte del mondo costato quanto l’intero matrimonio che si spera serva ad evitare il collasso nervoso, ma forse dovrebbero inserire qualche giorno di congedo anche PRIMA del W-day. Avete idea di quante cose ci siano da fare? Pensavo di conoscere la risposta. Mi sbagliavo.

Ogni giorno c’è n’è una diversa, persino consegnare i documenti in chiesa, significa tornare per bene 3 giorni di seguito a consegnare lista testimoni, fornitori, scegliere la musica con l’organista, eccetera eccetera. A proposito di questo suggerisco, anche a chi non fosse interessato alla barbara pratica del matrimonio, di fare un tour turistico, muniti di telecamera nascosta negli uffici matrimoniali delle chiese, dove si aggirano personaggi inquietanti alla Stephen King. Se avessi scelto una laurea sociologica avrei sicuramente preparato una tesi sperimentale dal titolo “ Le mamme delle spose. Organizzatrici del matrimonio delle figlie per rimediare al loro matrimonio organizzato dalle loro madri”. Le mamme delle spose, o per le più fortunate, degli sposi, ritengono di avere una missione nella vita quando danno alla luce le loro creature: organizzare il matrimonio più principesco, più eccessivo, più splendente, inconsciamente guidate dal senso di rivalsa nei confronti delle loro madri, che a loro volta avevano provveduto all’organizzazione del loro non-fantastico matrimonio.

E’ possibile assistere a scene di ordinaria follia, madri che scelgono testimoni per le figlie, che assistono ad altri matrimoni per scegliere le musiche, che regalano stampe vendute della chiesa alla sposa del matrimonio precedente a quello della figlia per ingraziarsela “Così non fa tardi il giorno del matrimonio e mia figlia entra serena..ahahahaha”. La mia faccia inorridita –finto-sorriso-di-circostanza-sì-la-capisco-signora è stata abbastanza chiara nella disapprovazione di tale sotterfugio per garantire un flusso ordinato e puntuale degli invitati dall’altra sposa.

Il primo approccio alla fila in chiesa per la richiesta di info e/o consegna documenti è sempre interessante.

Di solito LaCoppia si avvicina con calma all’ufficio matrimoniale, l’avvistamento con un’altra coppia è un poco come Robocop che fa il body scan dell’avversario, ci si accosta e dopo un timido sorriso per distogliere l’AltraCoppia mentre li scruti nei dettagli la prima domanda è “ Quando vi sposate?” se la risposta è un giorno diverso dal tuo ci si rilassa tutti e finisce a tarallucci e vino, scambi di idee, numeri di fornitori eccetera eccetera. Se invece è il tuo stesso giorno allora..bè..è la fine, o meglio l’inizio di occhiatacce, alzate di sopracciglia, monosillabi, e la pronuncia mentale delle 3 Maledizioni Senza Perdono: Imperius (non ti ricorderai nulla del matrimonio), Cruciatus (che le scarpe siano così scomode da farti sanguinare i piedi), Avada Kevadra (che il tuo matrimonio sia peggiore del mio).

Something old, something new

Something borrowed, something blue.

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