Un anno fa eravamo ignari di cio’ che in breve tempo sarebbe accaduto, della pandemia che ci avrebbe investiti come un’onda alta 12 metri a Maui, senza avere la forza e la cazzimma e l’incoscienza di un surfista ad affrontarla.
Mesi e mesi di
chiusure, paura, stiamo chiusi a casa con il chiavistello, non usciamo,
salutiamoci dai balconi, in realta’ imprecando sui vicini, additando chiunque
si fosse permesso di varcare il portone di casa.
Ci siamo trovati
in questa doppia realta’: internamente a
odiare tutto e tutti per comportamenti che avrebbero potuto continuare a ledere
i nostri sacrifici, esternamente ad affiggere amorevoli e coloratissimi
arcobaleni alle finestre (ricordo vagamente una vecchia storia in cui si coloravano
le porte per evitare malefici).
Questi mesi cosa
ci hanno reso?
Cosa siamo
diventati? A volte mi sveglio in Cecità di Saramago, altre a Gilead, altre
ancora a Wisteria Lane.
La mia sensazione
e’ che siamo subito pronti ad additare chiunque adotti un comportamento per noi
ingiusto, non coerente alle nostre personali misure di sicurezza. Siamo nel pieno
di una caccia alle streghe.
Ho difficolta’ a
tirare fuoi pensieri in maniera edulcorata in questo momento, perche’ un
recente avvenimento mi sta tirando fuori riflessioni estreme. Per dirla tutta
vorrei essere brutally honest, ma devo trattenermi per evitare querele, forse.
COVID. Questo virus cosi terribile, invisibile e
per chi e’ debole anche letale, che si insinua nelle nostre vite e ci sta togliendo
la cosa piu’ importante: l’umanita’.
Stiamo diventando dis-umani. Stiamo perdendo anche
quel briciolo di empatia che grazie alla mindfulness e ai mille life-coach
avevamo minimamente raggiunto.
Quante persone conosciamo che si sono ammalate? Personalmente l’ho saputo
sempre dopo, nessuno mi ha mai chiamato dicendomi “ ao’ lo sai che me so’ pres¶ il Covid?”. Sono sempre l’ultima a sapere
le cose. Ma il punto e’ che qui siamo pronti ad additare chi si ammala e a
trattarl¶ come
appestat¶. Chiedere
come va no eh?!Chiedere come ci si sente invece di chiedere subito il
certificato in carta bollata del tampone? C’abbiamo tutt¶ i nostri i pensieri quotidiani, e abbiamo
tutt¶ i nostri famigliari malati, fragili,
sensibili, TUTTI. La mia sensazione e’ che dei nostri congiunti non ce ne frega
poi cosi tanto. La verita’ forse e’ che se a causa di qualche tampone positivo
le nostre liberta’ vengono limitate ce rode proprio. Sti cavoli dei genitori
ultraottantenni o dei bisnonni, che tanto ci mangiamo tutti insieme tutte le
domeniche in 20 a casa.
A Noi, ce rode che nun potemo anna’
in giro a fa’ quello che ci aggrada. Ammettiamolo.
E anche stavolta
ho detto quello che pensavo.
Ora mi sento
meglio.
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