M-A-M-M-A.
Una delle prime
sillabe dette dal neonato (in molti casi e’ papa’, ma solo perche’ i genitori
li tediano e alla fine gli infanti per
toglierseli di torno li fanno contenti e cotonati).
I bambini questa mattina non vedevano l’ora di darmi i loro regali, i
“lavoretti” che tanto temiamo da quando abbiamo raggiunto il livello di
GenitoreSnaturatoCheMandaiBambiniAScuola. Il mio primo gesto e’ sempre alzare
gli occhi al cielo e chiedere lassu’ se quest’anno possiamo passare, ma.. c’e’
un MA. Negli ultimi mesi mi sto impegnando a essere il genitore che avrei
voluto avere, tipo quello che ti porta a comprare la tua prima Gucci a 15 anni
a Via Condotti (no, non quello che ti porta dall’estetista a farti il gel,
quello non lo volevo nemmeno io) o ti manda a Londra da sola per un’estate
sperando che torni con i capelli rosa, e tra podcast, newsletter e saggi di
emeriti sconosciuti ai piu’ , invece di alzare gli occhi al cielo, sperando che
non fossero i soliti lavoretti in pasta di sale, ho guardato davanti a me e ho
trovato 4 occhioni neri e poco piu’ sotto 4 manine piene di poesie , biglietti
e regali fatti a mano.
Da venerdi’ avevano spoilerato i loro regali, ero riuscita ad accettare
solo le poesie, spiegando che la festa della mamma sarebbe stata domenica e
avrei voluto aspettare. E loro, stupendomi come il numero di Gucci Marmont che
vedo in giro ormai a tutte, hanno ascoltato e hanno capito, mettendo da parte
regali e poesie. Ovviamente questa mattina Allegra avrebbe svegliato tutti
vicini per farmi scartare il suo regalo. Nei suoi occhi la soddisfazione era
enorme: aveva assemblato con mais e fiori secchi una cornice per una nostra
foto insieme (che io avevo scelto e che ci ricorda una giornata speciale), espondendomela
come un’opera di Duchamp. Adriano mi ha fatto una collana con due cuori
sovrapposti (sono i nostri cuori, mamma!) fucsia – non e’ nella mia palette
Autunno ma Santa Rossella Migliacco ci perdonera’. Erano entrambi cosi
orgogliosi e nei loro occhi e nei loro gesti ho percepito l’impegno e la
passione con cui li avevano preparati che mi sono commossa. Internamente,
perche’ non riesco proprio a commuovermi davanti a loro, che poi Genitore 2 fa
capoccella – te sei commossa? E com’e’?. Ora dovro’ preparare una scatola con
tutti i loro regali – alcuni resteranno lavoretti pero’, perche’ non ne capisco
il senso- da riempire ogni anno, e che riapriro’ con nostalgia quando a 18 anni
se ne andranno di casa per andare a fare surf alle Hawaii o ricerca in un paese
sconosciuto.
La maternita’ mi e’ caduta addosso come un pianoforte in un film WB.
Ho
sempre avuto consapevolezza che sarei stata madre, sin da piccola, mi piaceva
occuparmi di tutti i cuginetti che mi capitavano a tiro, facevo domande,
ascoltavo, sembrava un mondo oscuro e meraviglioso, di cui solo alcune potevano
far parte, precluso agli uomini - certo 30 anni fa quanti padri sapevano cosa
facessero i figli o come gestirli??!! – la risposta e’: pochi. Ce ne erano,
sicuramente, ma erano pochi. E non perche’ non volessero. Perche’ era sempre
stato ad appannaggio delle donne curarsi dei bambini e gli uomini nel gineceo
non entravano, perche’ sarebbero stati cacciati in malo modo. Vengo da una
famiglia matriarcale, tutte femmine, gli uomini sono tutti acquisiti e ancora
non hanno capito che quando siamo tutte
e 10 insieme, rarissimo ormai, le nostre chiacchierate sembrano una
puntata di Uomini &Donne, ci scappa pure un pianterello, ma ci vogliamo un
gran bene e non abbiamo bisogno che entrino a sedare gli animi. Per me tenere
un neonato in braccio e’ sempre stato naturale, prima con le mie cugine, poi
con i miei nipoti, avrei potuto tenerli per ore in braccio, sono una di quelle
che se vede un neonato vorrebbe prenderlo in braccio a prescindere. Quando
Allegra e’ piombata nella mia vita non ero ancora nella fase “ non vedo l’ora
che arrivi” ma nella fase “ proviamo, vediamo che succede e bum! “ . Ho dovuto
rinunciare a lavorare prima del previsto, per prendermi cura di entrambe e non
ero pronta a farlo. Piangevo, mi rodevo l’anima perche’ non sapevo cosa fare,
come prendermi cura di me, di noi? Sapevo che non sarei mai piu stata sola e mi
spaventava tantissimo.
Quando e’ nata non sapevo cosa fare, dove mettere le mani, cosa volesse da me, mi feci convincere che l’allattamento era a orario fisso, perche’ ero una “balia ciociara” e quindi non potevo farla mangiare troppo. La bambina era di tutti, ma non era la mia. Tutti parlavano, tutti dicevano cose, ma io, la madre, a momenti nemmeno potevo allattarla quando secondo me era giusto ( tipo quando soffrivo per i dolori al seno). Ancora adesso a volte ho la sensazione di disturbarla, che Allegra e’ degli altri, ma non mia, e penso che lei pensi di disturbarmi , che prima di chiedere o venire da me debba andare da tutti gli altri. Spero di sistemare il tiro in tempo, prima che vada a chiedere i soldi delle sigarette su TikTok al primo viscidone che le chiede di mostrale chissa’ cosa. Tenerla in braccio da neonata per me era croce e delizia, lo amavo ma era sfiancante, non potevo mai metterla giu’, come se temesse il mio abbandono.
Se ci penso ora, oltre alla depressione post-partum che non riuscivo a capire, in realta’ avrei voluto tenerla sempre stretta a me. Non potevo comprendere che un altro essere vivente avesse bisogno di me. Eppure era cosi naturale.
Con Adriano ho cercato di imparare dagli errori, rimediando come potevo a
cio’ che avevo sbagliato solo 18 mesi prima. Continuo a sbagliare e sbagliero’
costantemente, ogni giorno, perche’ crescere dei piccoli esseri umani pensanti
e’ cosi difficile, magari fosse come in T.O.T.S. che te li portano gia’
svezzati con il libretto di istruzioni.
E ora vorrei tanto tenere quei piccoli fagotti di 4 / 5 kg addosso, ogni
minuto, sniffando quell’odore inconfondibile che fa rilasciare al cervello
serotonina, mentre sento solo l’odore delle loro puzzette – ho fatto una puzza
mamma!!! – o dei loro piedini santi dopo una giornata in giro.
Io non penso esistano brave o cattive mamme ( tranne quelle che ..vabbe’
qualcuna un po’ cattiva ci sara’ sicuramente ma forse boh chi lo sa). Mi sento
solo una mamma nella media. Come diceva Winnicott spero di essere una madre
sufficientemente buona, che accetta i suoi errori ed e’ consapevole della sua
fallibilita’, mettendo da parte la sindrome della persona perfetta, che tanto gli
altri vedono solo quel 2% di errori e non il restante 98% ( ma tanto segno
tutto, che un giorno vi sbatto in faccia il report in powerpoint!).
Buona Festa della Mamma, Alessandra.
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