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Di chiusure e pandemie

Dicono che dopo una porta chiusa si trovi sempre un portone aperto.

È una metafora, ovviamente, il portone può aprirsi su qualsiasi cosa, un nuovo lavoro, una nuova casa, o una nuova consapevolezza di sé. Ora i portoni veri sono davvero tutti chiusi. Pure il Pantheon ha il lucchetto.

La Pandemia potrebbe averci insegnato a entrare in quei portoni, a fare capoccella per vedere se vale la pena entrare o passare oltre.

Potrebbe anche averci insegnato a scegliere il portone giusto da attraversare, perché in fondo mica dobbiamo per forza varcare il primo aperto che troviamo.

La Pandemia mi ha insegnato che scegliere a volte è un lusso ma dovrebbe essere un diritto per tutt*.
Dovremmo scegliere ciò che vogliamo essere, ciò che vogliamo fare, ciò che vogliamo avere e non essere costretti dalle circostanze, dalle pressioni esterne e interne.

La Scelta è uno dei grandi insegnamenti che ho raccolto da questi mesi passati. Scegliere per vivere ed essere noi stessi. Ma quanto è difficile però avere le ovaie di accollarsi le proprie responsabilità delle scelte fatte.
È molto più semplice accollare (sì sì accollare) la colpa all'esterno, e porsi in una posizione passiva.

Immaginavo la Pandemia come in TWD, e infatti tra le cose da fare avevo appuntato: usare una katana e comprare un cavallo per gli spostamenti che poi la benzina finisce. Ah e pure la coppetta mestruale, ma quella è più complessa.

Pensavo fossero difficili da affrontare. 
Poi mi sono ritrovata da sola con me stessa.
 E la katana è rimasta in un angolo.
 Perché quando sei da sol* nella tua testa a parlare con te stess* le armi vanno riposte nello scantinato del cuore.

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